Il divieto della Union Cycliste Internationale alla pratica del rebreathing intensivo di monossido di carbonio. Breve analisi del caso, in attesa della WADA.

06 Febbraio

Ultimamente, molteplici sono stati i casi di doping (accertato o presunto) che hanno animato (e stanno animando) il dibattito giuridico o dei semplici appassionati di sport. In questo contesto, di recente, non un vero e proprio caso, quanto più un potenziale nuovo capitolo della lotta al doping e alle pratiche pregiudizievoli per la salute degli atleti sta destando l’interesse di addetti ai lavori e sportivi in genere. Si tratta del c.d. rebreathing, termine con il quale (in particolare, nella sua forma intensiva) si identifica la pratica che consiste nell’inalazione, oltre limiti ordinari, di monossido di carbonio per ottimizzare l’allenamento in altitudine.

Orbene, il 1° febbraio 2025 la Union Cycliste Internationale (UCI), in concomitanza con i Campionati del Mondo di Ciclocross UCI 2025, che si stanno svolgendo a Liévin, proprio con riferimento a tale pratica e sulla base di opportune valutazioni, ha deliberato un divieto a far data dal il 10 febbraio 2025.

È doveroso sin d’ora precisare che tale pratica/metodo non rientra, ad oggi, specificatamente fra quelle vietate dalla World Anti Doping Agency e, in generale, considerate “doping”. E, peraltro, neanche la UCI medesima ha direttamente fondato la propria decisione di vietare il rebreathing per una valutazione legata al miglioramento illecito delle prestazioni sportive dei ciclisti. A ben vedere, infatti, la determinazione della Union Cycliste Internationale è basata sulla necessità di salvaguardare la salute degli atleti.

Che cos’è il monossido di carbonio (CO) e perché viene usato in medicina sportiva?

La misurazione delle variazioni della massa di emoglobina rappresenta una delle tecniche di monitoraggio più accurato dello stato di salute dei malati con patologie ematiche e, da poco, degli atleti di alto livello negli sport aerobici durante e dopo l’allenamento. Tale procedura di misurazione (che avviene di norma con attrezzatura di tipo ospedaliero, assistiti da personale specializzato) consiste nell’inalare per alcuni minuti una miscela di ossigeno e azoto con un contenuto infinitesimale e ovviamente innocuo di monossido di carbonio.

La misurazione della massa totale di emoglobina tramite l’inalazione di monossido di carbonio è, pertanto, comunemente utilizzata in medicina sportiva e conosciuta da anni, in particolare per esaminare gli effetti dell’allenamento di resistenza e dell’esposizione all’altitudine sulla capacità di trasporto dell’ossigeno.

Tuttavia, la sua inalazione ripetuta, a detta della UCI, può causare problemi di salute acuti e cronici, come mal di testa, letargia, nausea, vertigini e confusione; tali sintomi – sempre secondo la federazione ciclistica internazionale – possono peggiorare in qualsiasi momento e svilupparsi in problemi di ritmo cardiaco, convulsioni, paralisi e perdita di coscienza.

La nuova regolamentazione UCI e i limiti di lecito ricorso alla procedura

Con l’approvazione del divieto disposto dalla UCI, sarà quindi vietato il possesso, fuori da strutture mediche, di sistemi di rebreathing di monossido di carbonio disponibili in commercio. Questo divieto si applica a tutti i titolari di licenza, squadre e/o enti giuridicamente vincolati ai Regolamenti UCI e a chiunque altro possa possedere tali attrezzature per conto di ciclisti o squadre.

L’inalazione di monossido di carbonio rimarrà, comunque, autorizzata all’interno di una struttura medica e sotto la responsabilità di un professionista esperto nella manipolazione di questo gas; sarà consentita una sola inalazione per misurare la massa totale di emoglobina. Una seconda inalazione sarà autorizzata solo due settimane dopo la misurazione iniziale.

Per i ciclisti delle UCI WorldTeams, delle UCI Women’s WorldTeams e delle UCI ProTeams, qualsiasi inalazione di monossido di carbonio per determinare la massa totale di emoglobina dovrà essere registrata nel fascicolo medico stabilito per ciascun atleta, in conformità con gli articoli da 13.3.020 a 13.3.026 delle Regole Medical Rules.

E la WADA? Conclusioni

Sebbene la summenzionata inchiesta parrebbe lasciar intendere – neanche troppo velatamente – che tale pratica potrebbe far conseguire un effettivo vantaggio competitivo a chi ne faccia uso, come detto, ufficialmente ad oggi il rebreathing non può essere considerato doping. Non vi è infatti alcuna disposizione in tal senso (anche se, è stato detto, potrebbe esserci una qualche connessione con le previsioni WADA che vietano, fra i metodi proibiti dentro e fuori competizione, la manipolazione del sangue e dei suoi componenti).

La stessa UCI ha precisato che il divieto disposto è indipendente sia dalle previsioni di cui al WADA Code (il Codice Mondiale Antidoping) sia dai regolamenti antidoping dell’UCI medesima.

Tuttavia, questa importante determinazione, unitamente al fatto che la Union Cycliste Internationale già nello scorso autunno avesse richiesto ufficialmente alla WADA di prendere posizione sull’inalazione intensiva di monossido di carbonio dentro e fuori competizione potrebbe aprire nuovi scenari a livello normativo-regolamentare.

Di certo c’è che, almeno per il momento e sulla necessità di salvaguardare la salute dei ciclisti, dal prossimo 10 febbraio, questa pratica sarà ufficialmente interdetta a tutti i ciclisti del circuito UCI.

Per i contravventori, si configurerebbero astrattamente possibili sanzioni, sempreché si riescano a superare le non poche criticità in tema probatorio.

Si aspetta l’eventuale presa di posizione da parte della WADA.